Costruire la Propria Autorevolezza Online

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Costruire la propria autorevolezza onlineCostruire la propria autorevolezza online richiede 3 cose: tempo, pazienza e costanza. Chi promette tecniche veloci e sicure non fa altro che mentire, perché di veloce e sicuro, nel cosiddetto “authority building”, non c'è proprio niente. A queste 3 virtù fondamentali, tuttavia, vanno aggiunti altrettanti campi d'azione concreti, senza i quali anche la persona con più tempo, pazienza e costanza non andrebbe lontano. Quali sono, quindi, i campi d'azione dove agire per costruire la propria autorevolezza online? Secondo la Compagnia statunitense di servizi per il marketing online Vertical Measures,occorrono interventi di link building, social media marketing e pubblicazione di contenuti. L'infografica da loro realizzata, tradotta in italiano in occasione di questo post, illustra alla perfezione ogni singolo aspetto della questione. Diamoci un occhio!
Infografica autorevolezza online

Escluso il fattore link building, che a mio avviso è una naturale conseguenza del lavoro svolto, si capisce che l'autorevolezza nel web dipende in primis da un'intensa pubblicazione di contenuti. A questa deve integrarsi una presenza nei social media, presenza che non dev'essere isterica (tutto e subito), ma, come si diceva all'inizio, costruita nel tempo con pazienza e costanza.

Nello specifico, i contenuti devono essere di qualità e appartenere a svariate categorie, così da coprire ogni canale a disposizione. L'infografica ne suggerisce 7 esempi (i più noti): video, comunicati stampa, presentazioni, guide gratuite, webinars, infografiche e post (blog). A questi se ne possono aggiungere altri, come ad esempio contest, album di immagini, prezi e così via. L'importante, qualunque siano le strade che avete deciso di battere, è diffondere il messaggio, in modo da aumentarne la risonanza.

A dirci come è sempre l'infografica di Vertical Measures: oltre a social network quali Twitter e Facebook, la Compagnia statunitense indica tra i preferiti Stumbleupon, Linkedin, Digg e Google +. A ben vedere il loro giudizio è però geolocalizzato, nel senso che parla a un pubblico americano. Qui in Italia, dove Stumbleupon, Digg, ma anche Delicious e altri strumenti di news sharing o bookmarklet sono usati da poche migliaia (forse addirittura centinaia) di utenti, bisognerà piuttosto puntare su Diggita, OkNotizie, e siti simili minori. Insomma, si tratta di uno sporco (e lungo) lavoro, ma qualcuno deve pur farlo!

 

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