“Professione blogger” è un libro di P. Sermasi, aka Mr Pin, disponibile in edizione Hoepli Informatica ormai da qualche anno. A me è capitato tra le mani solo questo mese, in un periodo di calo di lavoro che mi ha portato a cercare nuovi stimoli e nuovi spunti. Ho quindi scritto questa recensione nel tentativo di capire se sono l'unico a pensarla come dirò tra poco o se, da qualche parte del paese o del mondo, esiste qualcuno che la pensa come me. Dirò subito che il libro non mi è piaciuto, ma questo per una serie di motivi che dipende forse dai miei gusti personali. Voglio condividere piuttosto quello che è il tema di fondo del libro, la sua essenza, il messaggio che sembra essere il Santo Graal del blogging mondiale: raccontare gli affari propri.
Già. Il segreto per un blog di successo, secondo Mr Pin (ma anche secondo altre fonti autorevoli), è esattamente questo: parlare di quello che ci riguarda. “Racconta dei fatti tuoi e verrai premiato”, poco importa se il rischio di cadere nel populismo – come a mio avviso accade in molti dei post di Mr Pin – diventa naturaliter altissimo, a discapito della ricerca accurata di informazioni e della riflessione intorno a quelli che sono i temi che danno il titolo a ciascun post.
Ma in fondo si sa, di tempo per riflettere, metabolizzare e apprendere qualcosa di profondo, nel web, ce n'è ormai davvero poco. E allora via con post che parlano a ruota libera di quello che ci passa per la testa, affrontando temi universali con ironia spicciola e senza un minimo di tatto. Eventi drammatici diventano un'ottima fonte di ispirazione per un post “arrabbiato & indignato” da condividere nei social, sperando che il nostro severo giudizio smuova la pancia di altri. Scrivete di pancia – vado a memoria – mi pare sia proprio uno dei consigli di Mr Pin.
I numeri, del resto, sono dalla parte di Sermasi, e con lui di Professione blogger: il blog di Skype Italia di cui si parla nel libro, gestito dallo stesso Sermasi per qualche anno, ha avuto un enorme successo e un numero di commenti tremendamente alto. Tanto di cappello... ma io non ci sto. A blogger che a ogni news accendono un dibattito – v. il factotumesco JuliusDesign – io preferisco chi lavora nell'ombra per produrre contenuti di qualità, quelli che ti fanno riflettere e cambiare punto di vista sulle cose. Un esempio su tutti è il blog di Francesco Vignotto, per me un punto di riferimento per riflettere, metabolizzare e apprendere (tre verbi che riscoprirete a ogni suo post).
Conclusioni? Non saprei. Preferisco lasciarvi con una domanda: “è possibile gestire un blog e ricevere commenti e interazioni anche senza aver raccontato che il proprio gatto ha appena vomitato sul tappeto?”
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