Il Titolo di Una Pagina Web

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Nel post di oggi vorrei spendere qualche parola riguardo alla scrittura del titolo di una pagina web. L’argomento è di quelli seri, perché se c’è una cosa che i motori di ricerca prendono in considerazione, questa è proprio il titolo. Si tratta di un punto da tenere bene a mente: scrivere un titolo originale ma privo di parole chiave utili all’indicizzazione ha davvero poco senso, perché così facendo si finirà inevitabilmente in terza, quarta, quinta pagina diGoogle & Co., con ovvie conseguenze sulla visibilità. Viceversa, scrivere il titolo di una pagina web scegliendo le giuste key words e componendo una stringa di massimo 6-7 parole è un ottima base di partenza per il posizionamento. E la fantasia? I giochi di parole? I doppi sensi?

Purtroppo i motori di ricerca non sono ancora così sofisticati come il cervello di un essere umano – e io, non so voi, spero non lo saranno mai. Avessi quindi scelto un titolo diverso (ad esempio: “Ok il titolo è giusto: fate il vostro gioco e scalate le serp”) avrei forse attirato l’attenzione di più utenti, ma siccome gli utenti devono prima oltrepassare la barriera di Google & Co., ecco che un più noioso “Il titolo di una pagina web” garantisce all’intero articolo una visibilità decisamente maggiore. E il motivo è presto detto: il titolo contiene tre parole chiave molto ricercate (titolo+pagina+web), così ricercate che lo stesso Google suggerisce il completamento della query già dopo aver digitato titolo pagina w

Il titolo di una pagina web

 

Sapere cosa digitano gli utenti della rete nei motori di ricerca, dunque, diventa il primo step per la creazione del titolo migliore per una pagina web. Per farlo esistono due strumenti: uno è quello appena citato, il cosiddetto Google suggest, che come fine implicito ha quello di svelare le query più cliccate. Un altro è Google keywords, che pur riferendosi ai termini di ricerca delle campagne pubblicitarie Adwords, può senza dubbio darci una mano nel labirinto delle parole chiavi più cercate nel web. Tornando invece alla creazione vera e propria del titolo, ricordate che inserirlo anche come url della pagina web dove è presente, come nel mio caso, aumenta ancora di più la pertinenza.

Rimane l’alone malinconico di quelle virtù in via di estinzione, o forse già estinte, tipo la cara e vecchia fantasia, l’originalità, le immancabili citazioni, i doppi sensi e via dicendo… A questo proposito, per chi non l’avesse mai letto, questo è il link di un articolo molto divertente comparso nel n° 898 de “L’internazionale”, dal titolo (geniale): ”Questo articolo spiega perché i titolo su internet sono noiosi”. Ne riporto qualche stralcio:

sempre più giornali si affidano al search engine optimization (Seo) e ai nuovi giornalisti viene insegnato che la cosa più importante è la visibilità su Google: per questo molti copy editor temono che i titoli somiglieranno sempre più a degli annunci

Già è così, se è vero che negli Stati Uniti, paese dove lavori come quello del web writer – sconosciuto o quasi in Italia –, bé, sono lavori… se è vero insomma che negli Stati Uniti chi esercita queste professioni è già sul piede di guerra:

il piattume dei titoli in rete è tale da far piangere i copy editor. Ma alcuni redattori cominciano a rifiutare le linee guida Seo

In futuro, chissà, i motori di ricerca riusciranno a decifrare anche le sfumature – e ripeto: mi auguro di no, perché sarebbe un altro punto a favore della tecnocrazia – fino a quel momento, con buona pace di lettori e copy editor, a meno di parlare di argomenti specifici ancora vergini, l’unico sistema per posizionare non solo un articolo ma anche una pagina sarà quello di scrivere titoli noiosi. Come dice il copy editor Matthew Crowley nell’articolo di cui sopra:

i miei titoli molto spesso vengono cambiati quando finiscono online: il fatto è che Google non ha il senso dell’umorismo

Se qualcuno sa come uscirne sarà meglio dirlo allo staff Google. E in fretta.

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